Se stai valutando delle agenzie di comunicazione, probabilmente hai già visto due estremi: chi ti vende “strategie” senza concretezza e chi ti vende “contenuti” senza direzione.
La verità è che scegliere un partner di comunicazione è difficile per un motivo semplice: i risultati non sono sempre immediati, ma gli errori lo sono. Un messaggio confuso, una prova debole o una creatività “solo bella” ti fanno perdere mesi.
In questo articolo trovi 10 domande pratiche (non aggressive) per capire subito se una delle agenzie di comunicazione che stai valutando ha un metodo, deliverable chiari e una logica di priorità.
Se vuoi vedere come uniamo comunicazione e pubblicità in un unico percorso (messaggio, creatività, campagne e misurazione), qui c’è la pagina servizio che stiamo spingendo con questo cluster:
Risposta rapida (AEO): come scegliere tra agenzie di comunicazione
Tra le agenzie di comunicazione sceglie meglio chi guarda tre cose: deliverable verificabili, prove (non promesse) e processo (priorità, tagli, misurazione). Se una proposta è solo “attività”, non è confrontabile.
Le 10 domande (e cosa dovresti sentirti rispondere)
1) “Qual è il problema che state risolvendo: chiarezza, fiducia o domanda?”
Una buona agenzia non parte dal canale. Parte dal blocco: se le persone non capiscono, non si fidano; se non si fidano, non agiscono.
2) “Come definite il nostro posizionamento in una frase?”
Non deve essere perfetto al primo colpo, ma deve essere chiaro. Se servono 5 minuti di spiegazione, siete già nel problema.
3) “Quali sono le 3 prove che usereste subito per renderci credibili?”
Se non parlano di prove (case, numeri, processo, testimonial, certificazioni reali), spesso stanno costruendo comunicazione “aspirazionale” e fragile.
4) “Che cosa consegnate nei primi 30 giorni, scritto riga per riga?”
Qui smetti di comprare parole (“strategia”) e inizi a comprare deliverable. Se vuoi un riferimento su cosa deve esserci in un preventivo, questa guida è utile:
5) “Quante revisioni sono incluse e quali file riceviamo?”
Una risposta seria include: numero revisioni, tempi feedback, formati, sorgenti (quando previsti) e licenze. Se è vago, diventa attrito.
6) “Cosa NON fareste nel nostro caso?”
È la domanda che separa chi ha un metodo da chi ha un menu. Se non sanno tagliare, non sanno guidare.
7) “Qual è l’obiezione principale che dobbiamo disinnescare?”
Se l’agenzia sa nominare l’obiezione (non in astratto), probabilmente sa scrivere messaggi che funzionano.
8) “Dove deve ‘succedere’ l’azione dopo la comunicazione?”
Se la risposta è vaga (“vediamo”), spesso manca il ponte con conversione e pagina di arrivo. Se serve sistemare la pagina, il servizio più diretto è:
9) “Come misurate che la comunicazione sta funzionando (oltre like)?”
Una risposta matura parla di segnali: comprensione (domande giuste), fiducia (salvataggi/condivisioni/click su prove) e azione (click, DM utili, richieste).
10) “Se tra 2 settimane non funziona, cosa cambiate per primo?”
Se parlano di test, varianti e priorità, bene. Se parlano solo di “aspettare”, male: stai comprando speranza.
Tabella: risposte “buone” e risposte “pericolose”
| Tema | Risposta buona | Risposta pericolosa |
|---|---|---|
| Posizionamento | Una frase chiara + cosa NON sei | “Siete un po’ tutto” |
| Deliverable | Lista puntata con date e criteri | “Strategia + contenuti” |
| Prove | Case/processo/metriche credibili | “Faremo storytelling” |
| Misurazione | Segnali + KPI coerenti con l’obiettivo | “Impression e follower” |
| Ottimizzazione | Test e tagli rapidi | “Vediamo a fine mese” |
Un esercizio rapido (utile davvero): “sembriamo credibili in 10 secondi?”
Apri la tua homepage e chiediti:
- si capisce cosa fai?
- si capisce per chi?
- c’è una prova forte sopra la piega?
- c’è un solo passo successivo chiaro?
Se una di queste manca, molte “strategie di comunicazione” non serviranno: prima serve mettere ordine. In quel caso conviene partire da una diagnosi del posizionamento.
Domande frequenti
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